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Monica Mattioli

Rimini

La Romagna, Santarcangelo e Travel 365

Le mie estati in Romagna

 

Sono cresciuta a pane, marmellata ed estati in Romagna. Ma quando mi sento dire che la Romagna è “caos” e basta rispondo a queste persone che della Romagna probabilmente conoscono solo Rimini ad agosto! La Romagna in effetti è ben altro ed è uno dei luoghi che più mi sento di paragonare ad un’oasi di tranquillità.

Quando ho iniziato a uscire con Paolo, ricordo che una delle prime cose che mi disse era che sarebbe voluto andare a vivere in Romagna. Lì per lì pensai: “No no, partiamo male ragazzo mio…io mica posso correrti dietro in Romagna. Io qui ho mia mamma, le mie amiche. Abbiamo appena iniziato a frequentarci e tu ti vuoi trasferire?”.

 

Santarcangelo di Romagna

 

Poi un giorno mi portò a Santarcangelo di Romagna e lì mi parlò del suo amore per questa terra. In realtà come dargli torto? Santarcangelo è pura magia! Cammini per strada e ti sembra di vivere in un paradiso terrestre chiamato Romagna. Le vie che si snodano lungo il colle Giove, i locali da cui escono i profumi di quella terra, gli abitanti e la loro gioia di vivere tipica romagnola. Come si può non amare quel luogo?

E da qui, di tanto in tanto, iniziò il nostro andirivieni dall’Emilia alla Romagna con tappa obbligatoria a Santarcangelo. (Se sei interessato a questo borgo puoi leggere anche il mio articolo Cinque curiosità su Santarcangelo di Romagna)

 

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Veduta di Santarcangelo di Romagna sul colle Giove

 

Se ti piacciono i borghi e vuoi scoprirne altri in Emilia Romagna ti consiglio di leggere anche i miei articoli su Una domenica al castello di Torrechiara e Bobbio di Piacenza: storie, personaggi e leggende.

 

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Dove mangiare Reggio Emilia

Osteria della Merla a Gualtieri. Un locale da provare!

La bassa reggiana

 

Avete presente quella che noi chiamiamo “la bassa”? No? È la zona che comprende i comuni che costeggiano la riva del Po. Ci siete mai stati? Bè, se avete occasione di passare da lì, e più precisamente nella zona di Gualtieri, oltre che consigliarvi di visitare il paese che è uno dei miei preferiti in provincia di Reggio Emilia, vorrei anche suggerirvi un ristorante molto carino dove andare a mangiare. Io e Paolo ci sono stati recentemente e posso garantirvi che abbiamo pranzato divinamente!

 

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Gualtieri. La piazza

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Parma

Una domenica al castello di Torrechiara

Un castello come scenografia di una bellissima storia d’amore

 

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Veduta del Castello di Torrechiara (credit Sara Devincenzi PH www.saradevincenzi.com)

 

Se volere rivivere un amore nato nel 1400 e che ha avuto come teatro un luogo ricco di fascino e splendore allora vi consiglio una visita ad uno dei castelli più scenografici dell’Emilia Romagna, il castello di Torrechiara! È in questo luogo che si compì la storia di un amore adultero, un amore proibito ma allo stesso tempo un amore autentico destinato a durare tutta la vita. Io ci sono stata domenica. Torrechiara, situato nel comune di Langhirano, è un castello che ho visitato mille volte ma dove torno sempre volentieri. Lo scorso week end a Torrechiara si teneva anche una festa medievale con tanto di accampamento, banchetti e giochi di quel tempo allestiti nel parcheggio e nella piazza ai piedi del castello.

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Personaggi Reggio Emilia

A tu per tu con Brenno Benatti pittore naïf

L’arte di narrare con le immagini

 

Brenno Benatti è una persona davvero sorprendente. Ti fermi a parlare con lui così volentieri che ti sembra di essere lì da 10 minuti mentre invece sono passate ore! Il tempo passa senza che tu te ne renda conto. E quella mattina, quando abbiamo realizzato che il tempo era trascorso così velocemente e che era giusto togliere il disturbo, sia io che Paolo lo abbiamo fatto a malincuore. Saremmo rimasti ancora a lungo ad ascoltarlo parlare della sua vita e della pittura naïf.

 

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Intervista a Brenno Benatti

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Personaggi Reggio Emilia

Ti presento Antonio Ligabue

Chi era Antonio Ligabue?

 

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Antonio Ligabue. Autoritratto

 

Ligabue, pur essendo di origini italiane, nacque in Svizzera nel 1899 da una ragazza madre, Elisabetta Costa. Non si seppe mai chi era il suo vero padre. La madre, quando Antonio aveva poco più di un anno, sposò Bonfiglio Laccabue che diede ad Antonio il suo cognome in contumacia.

La famiglia versava in gravi difficoltà economiche e per questo motivo, non appena la madre ebbe finito l’allattamento, il bambino venne assegnato ad una coppia di genitori affidatari nella Svizzera tedesca. Ligabue, pur amando la madre affidataria, manifestò fin da allora diversi episodi legati alla sua problematicità che lo portarono ad un primo ricovero in una clinica per malati psichiatrici oltre a diverse denunce da parte dei genitori affidatari.

Nel 1913 la vera madre di Ligabue e due suoi fratellini morirono per un’intossicazione alimentare. Si ipotizzò che il patrigno di Antonio li avesse avvelenati. Fu così che Bonfiglio Laccabue fu arrestato per suicidio e strage ma in seguito venne assolto. I rapporti con il patrigno non furono mai buoni. Per Antonio, nonostante l’assoluzione, resterà per sempre lui l’autore della strage. Per questo Antonio decise di cambiare il suo cognome il Ligabue.

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Personaggi Reggio Emilia

Casa Museo di Antonio Ligabue

L’arte naïf

 

Ebbene si, lo devo ammettere, è stato Paolo a farmi avvicinare alla pittura naïf. Fino ad allora non la avevo mai considerata più di tanto. Poi un giorno, entrando in casa sua, mi accorsi che tutti i quadri che aveva appeso alle pareti rappresentavano questa corrente pittorica e così abbiamo iniziato a parlare di questa sua passione. Pensate che nemmeno mi ero resa conto che tutt’oggi vi fossero ancora così tanti pittori naïf contemporanei soprattutto nella zona a cavallo del fiume Po.

 

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Il cortile della Casa Museo di Antonio Ligabue a Gualtieri

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Personaggi Reggio Emilia

Brenno Benatti e la pittura naïf

Dalla pittura naïf ai miei ricordi di bambina

 

Come ho già avuto modo di scrivere, fino a poco tempo fa non avevo molte nozioni riguardo la pittura naïf. Conoscevo questo genere di arte in modo vago e approssimativo. Così, allo stesso modo,  non conoscevo Brenno Benatti pur essendo lui un celebre pittore naïf che per giunta vive a pochi chilometri da me. Finché un giorno ho visto quattro suoi acquerelli appesi alle pareti a casa di Paolo. Ritraevano le quattro stagioni e mi hanno colpito talmente tanto da spingermi ad approfondire le mie conoscenze su questo mondo artistico. Quelle donne raffigurate con il fazzoletto in testa e con il grembiule, quegli uomini col panciotto, quelle case col fienile e il porticato mi hanno proiettato nel mio mondo di bambina facendomi rivivere i ricordi d’infanzia legati alla vita di campagna dei miei nonni.

 

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Particolari tratti dalle opere di Brenno Benatti

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Emilia Romagna

Emilia Romagna: cultura, natura ed enogastronomia

Emilia Romagna: la terra di mezzo frontiera tra nord e sud

 

Emilia-Romagna

 

L’Emilia Romagna è una “terra di mezzo”. È così che amo definirla perché ovunque tu voglia andare, se vuoi spostarti da nord a sud, a meno che tu non stia pensando di farlo in aereo, è da qui che dovrai passare. Siamo una sorta di frontiera tra l’Italia centrale e quella settentrionale. Siamo una regione che, come tante, ha subito l’influenza di varie popolazioni. Da qui per lunghi anni sono passati Etruschi, Celti, Romani, Longobardi e ognuno di loro ha lasciato tangibili eredità storiche e culturali.

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Emilia Romagna

La via Emilia e il suo padre fondatore

Via Emilia: spina dorsale dell’Emilia Romagna

 

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Cartello stradale che indica la Via Emilia nei pressi di Valsamoggia (BO)

 

Per chi come me è cresciuto in Emilia Romagna la via Emilia rappresenta un punto di riferimento. Ogni rimando che fai lo fai basandoti su quella strada che, come una spina dorsale, attraversa tutta la regione. Quando devi dare un’indicazione è a questa via che ti attieni. Quando parli della pianura o della collina fai sempre riferimento a ”sotto” e “sopra” la via Emilia.

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Musei Reggio Emilia

Il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia

Lo scopo dei musei: gita scolastica o strumento educativo?

 

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Il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia

 

Ieri sono andata al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia. Non ci entravo dai tempi della scuola. Ricordo che a quell’epoca furono più di una le visite fatte ai musei di Reggio. Sono quel tipo di visite che la didattica delle scuole italiane impone senza però, a mio avviso, farle vivere bene agli alunni.

Per noi era un giorno di gita, una giornata che non dovevamo trascorrere sui banchi, in cui uscivi a spasso con i tuoi compagni per andare però in un luogo per il quale non provavi alcun interesse. Ti entusiasmava molto di più l’andare in pullman o magari mangiare al sacco che non la visita stessa.

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