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Home La Via Emilia |

Realizzata da Marco Emilio Lepido nel 187 a.C., durante il suo primo consolato, con il proposito immediato di realizzare una veloce via di comunicazione per spostare agilmente l’esercito e reprimere così eventuali rivolte che minacciavano le colonie romane, la via Emilia ha rappresentato da subito molto di più, divenendo presto il cardine delle comunicazioni nella regione e in generale nell’Italia settentrionale.
La Via Emilia si inserì infatti a pieno titolo nella vita romana e ad essa fu assegnato un compito preciso. Le città nate lungo la via rappresentavano sia i capolinea delle strade provenienti dal versante appenninico, che i punti di partenza di quelle dirette verso il nord. E dal suo asse si sarebbero dipartiti, tranne poche eccezioni, i limiti centuriati.
Lungo la Via dai romani sono state fondate - o rifondate -, fra le altre, Cesena (Caesena), Forlimpopoli (Forum Popili), Forlì (Forum Livii), Faenza (Faventia), Imola (Forum Cornelii), Bologna (Bononia), Modena (Mutina), Reggio Emilia (Regium Lepidi), Parma, Fidenza (Fidentia) e Piacenza (Placentia), centri che conservano tracce profonde del suo passaggio.
E poco importa che della via Emilia restino oggi soltanto alcuni frammenti integri, a differenza di altre consolari celebri che, come l’Appia o la Cassia, mostrano interi basolati superstiti che corrono tra boschi e colline. I segni della via e della sua importanza sono una parte integrante delle città dell’Emilia-Romagna dove in quasi tutti i centri storici la traversa principale tra palazzi e cattedrali è ancora tracciata sui suoi resti e nelle città della pianura basta scavare pochi metri per portare alla luce, un isolato dopo l’altro, tracce monumentali dell’antica colonizzazione romana del territorio.
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Via Emilia. Profilo di una mater regionis
di Franco Cardini
Le origini della via Emilia risalgono al periodo immediatamente successivo alla terribile guerra annibalica, quando Roma si sentiva ormai saldamente padrona di quasi tutta la penisola e intraprendeva il lavoro di razionalizzazione e di controllo dell’area padana fino all’arco alpino. E’ in tale contesto che emerge la necessità di strade rapide, diritte, adatte a uno scorrimento veloce e fornite delle infrastrutture necessarie per esercitare il controllo e gestire il dominio dell’intera Penisola. E’ in questo contesto che il console Paolo Emilio Lepido, esponente della nobilissima gens Aemilia, concepì l’ardito disegno di una strata - vale a dire itinerario tracciato con fermezza, secondo un preciso programma - che ha segnato la storia dell’intero territorio regionale.
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Il sistema “via Emilia”
di Franco Farinelli
L’Emilia è l’unica regione al mondo a prendere il nome da una strada. Questo la dice lunga sul ruolo che quest’ultima ha svolto nell’evoluzione del paesaggio regionale. Essa, se da un lato si è adattata alla geografia fisica sia dell’Emilia che della Romagna, dall’altro ha rappresentato l’asse su cui basare la centuriazione - il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo - e il popolamento dell’intero territorio, assumendo il ruolo di “decumano massimo” della città-regione.
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Emilia archeologica. Tempi e forme della romanizzazione
di Jacopo Ortalli
In quasi ottocento anni di dominio i Romani segnarono profondamente l’assetto della regione posta tra il Po e gli Appennini; la loro presenza portò alla progressiva costituzione di un nuovo e durevole ordinamento territoriale, variegato nelle sue molteplici manifestazioni ma essenzialmente unitario per quelli che ne furono i fondamenti ideologici e i modelli insediativi. I mutamenti che essi determinarono furono radicali ma al tempo stesso improntati a un approccio versatile, capace di adeguarsi a dinamiche storiche in continuo cambiamento.
Le testimonianze offerte dalla ricerca archeologica offrono un quadro chiaro del processo di occupazione, di rinnovamento e di sviluppo perseguito dai Romani, a partire dai momenti iniziali della conquista militare e della creazione delle prime colonie, e fino al crollo dell’Impero.
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